Spese militari, investimenti, missioni: gli impegni Nato dell’Italia


L’obiettivo del 2% del Pil da destinare alle spese per la difesa entro il 2024, al centro della disputa nella maggioranza che sostiene il Governo di Mario Draghi, fa parte di un impegno assunto dall’Italia, insieme agli Stati membri della Nato, in un vertice in Galles nel 2014, che prevede altri due punti: assicurare il 20% delle spese per la difesa all’investimento e contribuire alle missioni, alle operazioni e alle altre attività nel contesto dell’Alleanza atlantica. Impegni ribaditi a Varsavia nel 2016 con il cosiddetto Defence investment pledge che, come sottolinea il ministero della Difesa italiano nel Documento programmatico 2021-2023, «continua a rappresentare una delle questioni politiche centrali del dibattito che si sviluppa in seno» alla Nato.

Paesi Nato: 324 miliardi di dollari per la difesa nel 2021

Secondo quanto riportato nell’ultimo Rapporto annuale del Segretario generale
dell’Alleanza atlantica (pubblicato il 31 marzo marzo 2022), la spesa per la difesa nei Paesi Nato nel 2021, nonostante l’impatto economico del Covid-19, è aumentata rispetto al precedente anno, passando da 1.031 a 1,050 miliardi di dollari. La spesa più consistente continua ad essere quella degli Stati Uniti che copre circa il 70% delle spese complessive Nato. Per l’Europa e il Canada il 2021 è l’ottavo anno consecutivo di crescita della spesa militare in ambito Nato (+29,6% dal 2014).

In Italia 1,54% del Pil alle spese per la difesa

Il “Burden sharing” richiede, come detto, lo sforzo di ciascuna Nazione alleata a tendere, entro il 2024, al raggiungimento delle cosiddette “tre C”: 2% delle spese per la difesa rispetto al Pil («cash»); 20% delle spese per investimenti in “major equipments” rispetto a quelle della difesa («capabilities»); contribuire a missioni, operazioni ed altre attività («contributions»).

Nel 2021 solo otto Stati membri su 30 rispettano l’obiettivo dl 2%: Grecia, Stati Uniti, Polonia, Regno Unito, Croazia, Estonia, Lettonia, Lituania. Tra questi non c’è l’Italia, la cui quota di spesa per la difesa si ferma all’1,54% (era 1,14% nel 2014). Il livello del 2% non verrà raggiunto nel 2024 ma, per effetto di un compromesso nella maggioranza confermato da Draghi per venire incontro alle richieste del leader di M5S Giuseppe Conte, slitterà al 2028. il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini ha assicurato che «per raggiungere un adeguato livello di capacità strategiche comune e una base tecnologica industriale condivisa sono certamente necessarie scelte politiche chiare e determinate, e risorse conseguenti da parte di tutti gli stati membri. Su questo voglio assicurare che l’Italia sta facendo e continuerà sempre più a fare senza alcun tentennamento la sua parte».

Spese militari destinate agli investimenti, Italia sopra il 20%

Per quanto riguarda, invece, la percentuale relativa alle spese militari destinate agli
investimenti («capabilities», la seconda C), i dati italiani sono coerenti con le linee guida Nato del 20%: il nostro Paese si attesta a una percentuale pari al 21,8%. In questo caso a non rispettare l’obiettivo sono solo otto stati membri.


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