Regno Unito e lo scandalo dei 20 mila morti per Covid nelle Rsa

L’Alta Corte di Giustizia inglese ha affermato che le politiche seguite dal governo per la gestione del Covid nelle case di cura nella primavera del 2020 sono state «sbagliate». Nel testo della sentenza, letta dall’AGI, i giudici censurano «le decisioni del Ministero della Salute e del Public Health England (che corrisponde al nostro Istituto Superiore della Sanità, ndr) contenute nei documenti del 17 e 19 marzo e 2 aprile 2022» definite «sbagliate» perché non prendevano in considerazione il rischio per i residenti anziani e vulnerabili di un contagio da parte degli asintomatici, nonostante questa possibilità fosse già nota».

Dunque, per i giudici bisognava tenere in conto la possibilità che «un paziente anziano trasferito dall’ospedale alla casa di cura potesse infettare gli altri ospiti prima di manifestare i sintomi o addirittura non manifestandoli. È irrazionale – ragionano – che il Dipartimento della Salute e dell’Assistenza sociale non abbia disposto l’isolamento per 14 giorni dei pazienti asintomatici ammessi in una casa di cura». Il caso è stato promosso davanti alla giustizia civile da due cittadini i cui genitori sono morti in due rsa nelll’Oxfordshire e nell’Hampshire. Nella prima ondata, viene ricordato nella sentenza, sono stati 20mila gli inglesi morti per il Covid in questo tipo di strutture. Secondo i giudici, «i ministri erano obbligati a soppesare non solo la probabilità che si verificasse una trasmissione non sintomatica, ma anche le gravissime conseguenze nel caso in cui fosse avvenuto, già solo sulla base del principio di precauzione».
In un altro passaggio del documento di oltre 70 pagine, si ricostruiscono alcune tappe ritenute significative per stabilire le responsabilità del governo sottolineando che già il 6 marzo il professor Feguson del Nervtag, uno degli organi di consulenza sui virus, «indicava le prove che l’infettività potrebbe essere rilevata appena prima e appena dopo l’insorgenza dei sintomi. L’8 marzo 2020 sono stati pubblicati tre articoli accademici che hanno indicato la reale possibilità di trasmissione pre-sintomatica del virus. Il 12 marzo l’ECDC ha pubblicato un documento in cui si confermava il fatto che le persone asintomatiche potessero essere infettive».
I giudici non hanno dato peso all’obiezione di uno dei legali che «molte delle prove portate dai ricorrenti erano basate su modelli scientifici sulla carta e non fossero “prove del mondo reale”». Tra gli altri documenti, viene citato anche uno studio dell’Istituto Superiore della Sanità sul rischio di trasmissione da parte degli asintomatici in quella fase del contagio. In Italia, quasi tutte le inchieste sul fronte della giustizia penale per le persone morte nelle Rsa sono state archiviate o vanno verso l’archiviazione perché in sostanza si ritiene non applicabile il reato di “epidemia colposa” che non si applica, per com’è formulato e per giurisprudenza consolidata, nel caso di omissioni, come quelle che vengono ipotizzate in queste vicende dalle Procure.


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