Meloni: pronti per governare con idee e persone giuste


«Ci faremo trovare pronti: abbiamo le idee e gli uomini giusti. È arrivato il nostro tempo». Giorgia Meloni spinge sulla credibilità del suo partito, Fratelli d’Italia, e soprattutto si rilancia alla guida del prossimo governo. «Trasformeremo questa epoca infame – assicura – in un nuovo Risorgimento italiano». Si candida alla futura premiership («L’unica ragione per cui vogliamo arrivare in vetta è perché sappiamo che da là possiamo guardare più lontano») parlando agli oltre 4mila delegati della Conferenza programmatica, stipati in una sala del Milano Convention Centre, il centro congressi più grande d’Europa.

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«Draghi chieda a Ue che il Pnrr risolva gli effetti della crisi»

Negli oltre 70 minuti della sua relazione non cita mai i leader del centrodestra, nè degli altri partiti, neppure le tante piaghe aperte nella coalizione. Pronuncia solo i nomi di Joe Biden e Mario Draghi. Al primo ricorda in modo acceso come l’Europa pagherà cara gli effetti della guerra: «Al presidente americano – attacca tra gli applausi – dico che non saremo i muli da soma dell’Occidente: noi pagheremo un prezzo superiore alla crisi, serve un fondo di compensazione». Poi il premier: «Chiediamo a Draghi di prendere questa sua autorevolezza che sta in cantina, spolverarla, e andare in Europa per chiedere di rivedere le priorità del Pnrr, in modo da intervenire sugli effetti della crisi: bisogna tenere in equilibrio la sostenibilità ambientale con quella sociale».

Politica industriale che rilanci Made in Italy

Il resto dell’intervento di Meloni è dedicato a una lunga e articolata presentazione del suo programma, una ricetta per sconfiggere «il globalismo e il mondialismo battuto dal combinato disposto pandemia-guerra». Chiede alla civiltà occidentale di «non rinunciare ai suoi valori, alla sua anima» e ricorda che lei, leader dei conservatori europei, ha il coraggio di parlare dei problemi che affliggono l’Unione, definendosi «molto più europeista dei Soloni di Bruxelles». Si schiera con il popolo ucraino che difende la sua patria, definita «la prima delle madri» e attacca «gli oligarchi di Silicon Valley che si permettono di censurare eletti dal popolo». Quindi rilancia il primato del Made in Italy, chiede un ministero del mare, ribadisce le ragioni del presidenzialismo (con una bacchettata a Enrico Letta: «Il Pd non mi dica che questa riforma non funziona perché uno va al governo con il 25%: loro ci stanno da 5 anni con il 18%»).

Il saluto annunciato di Salvini

Sullo sfondo la tensione permanente tra Fdi e Lega. Matteo Salvini dice di voler passare dalla Conferenza: «È nella mia città, conto di passare a salutarla domani o dopo», dice. Ma Ignazio La Russa non ci sta: «Sarebbe un controsenso per noi e per lui. E’ una manifestazione di partito per cui siamo lieti se vengono i capigruppo ma sarebbe stato un fuor d’opera far venire e non far parlare i leader degli altri partiti». Però il segretario leghista insiste: «Un saluto non è mai un controsenso poi non entro nel merito politico. Per cortesia, c’è un evento di un partito alleato nella mia città e quindi un saluto, non politico ma affettuoso, è il minimo che si possa fare. Poi lascio agli altri il contenuto politico».


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