Mascherine al lavoro: come cambiano le regole dal primo maggio

Nei luoghi di lavoro, pubblici e privati – tranne ospedali e Rsa – non è stato prorogato l’obbligo di utilizzo delle mascherine, dispositivi che sono solo raccomandati. L’ordinanza firmata il 28 aprile dal ministro Speranza, infatti, prevede che è solo «raccomandato indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie in tutti i luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico». Compresi dunque i luoghi di lavoro.

Protocollo di sicurezza da aggiornare il 4 maggio

Anche se qui è necessario chiarire meglio: per il settore privato ci sarà un incontro il 4 maggio tra imprese e sindacati per decidere il destino dei protocolli anti Covid e quindi anche della mascherina. Attualmente il protocollo anti-Covid negli ambienti di lavoro firmato dalle parti sociali prevede che «in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto, è comunque obbligatorio l’uso delle mascherine chirurgiche o di dispositivi di protezione individuale di livello superiore». Il 4 maggio la regola potrebbe essere confermata oppure il protocollo potrebbe essere aggiornato in chiave di una mera raccomandazione, lasciando la “libertà” alle singole aziende di trasformare a loro volta la raccomandazione in obbligo.

Ffp2 raccomandate nella Pa per chi è contatto con pubblico

Per gli uffici pubblici, sulla base dell’ordinanza emanata dal ministro della Salute, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha firmato una circolare indirizzata a tutte le amministrazioni pubbliche. Sarà cura di ogni amministrazione «impartire tempestivamente le necessarie misure operative, tenendo conto delle condizioni concrete dei di lavoro e delle modalità di svolgimento della prestazione lavorativa dei propri dipendenti». In linea di massima però l’uso delle mascherine FFP2 è raccomandato, in particolare, per il personale a contatto con il pubblico (cosiddetto sportello) sprovvisto di idonee barriere protettive; per il personale che svolga la prestazione in stanze in comune con uno o più lavoratori, anche se si è solo in due (salvo che vi siano spazi tali da escludere affollamenti); nel corso di riunioni in presenza; per chi è in fila a mensa o in altri spazi comuni, per chi condivide la stanza con personale “fragile”, negli ascensori e nei casi in cui gli spazi non possano escludere affollamenti.

L’utilizzo non è considerato necessario in caso di attività svolta all’aperto; in caso di disponibilità di stanza singola per il dipendente; in ambienti ampi, anche comuni (ad es. corridoi, scalinate) in cui non vi sia affollamento o si mantenga una distanza interpersonale congrua.

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Le incertezza delle imprese

La questione della mascherina al lavoro nel settore privato potrebbe riservare ancora qualche novità nei prossimi giorni, in vista dell’appuntamento del 4 maggio tra le parti sociali. Anche perché non tutte le associazioni di categoria potrebbero pensarla allo stesso modo: la linea generale è quella di tenere la mascherina fino a giugno nei luoghi di lavoro, ma i distinguo non mancano. A esempio la Fipe che rappresenta il mondo di bar, ristoranti, pizzerie e locali è d’accordo nel «raccomandare il suo impiego tra i lavoratori anche perché può rappresentare un segnale di attenzione per i clienti, ma – avverte Roberto Calugi direttore generale Fipe – non siamo convinti che serva ancora un obbligo vero e proprio».


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