Primo maggio, il corteo a Torino: cariche della polizia contro rider e antagonisti. Il corteo si divide: due comizi

Torino, Primo Maggio in piazza ad alta tensione. Cariche della polizia contro i rider che contestano il sindaco e gli antagonisti, (alcuni militanti del centro sociale Askatuna e del Fronte della gioventù comunista) che cercano di sfondare il cordone di polizia per raggiungere il palco istituzionale dei sindacati in Piazza san Carlo.

E per la prima volta a Torino il corteo si spezza in due. In piazza Castello, sul palco ufficiale i  sindacati e le istituzioni parlano di lavoro e diritti e in via Roma, viene organizzato, da antagonsiti, centro sociali e studenti, un comizio improvvisato, su guerra e diritti. Due cortei, due palchi, due comizi.

Corteo primo maggio a Torino, la giornata

Dopo due anni di stop si torna in piazza, si torna a sfilare per il diritto al lavoro e a stipendi equi. Ma anche per dire no alla guerra in Ucraina. A Torino il corteo parte poco dopo le nove e mezza da piazza Vittorio, diretto a piazza San Carlo. Ma subito si spezza. Studenti e No Tav vengono isolati alla polizia mentre i lavoratori e i sindacati vanno avanti in un corteo colorato, tra palloncini blu, rossi e verdi.

Alle 10,30, dopo una lunga trattativa con i centri sociali, in particolare Askatasuna, No Tav e collettivi studenteschi, la polizia apre il cordone, e lascia  sfilare anche i circa 200 manifestanti rimasti in piazza, Gli attivisti si posizionano in coda al corteo, dietro Rifondazione Comunista. Intanto in via Roma il corteo si blocca e rallenta, le enormi fioriere ai lati della strada intralciano il passo. Nessuno si è ricordato di toglierle. Il Verde pubblico interviene con camion e gru last minute, tra i manifestanti che procedono a passo d’uomo.

Altro momento critico davanti alla Gallerie San Federico, quando, alle 10,50,  un gruppo di lavoratori del food delivery chiede di sfilare «per portare la loro voce di sfruttati» . Contestano il sindaco e tentano di entrare nel corteo, ma la polizia li carica. «Dentro dentro, sono lavoratori anche loro», girdano i manifestanti. Anche se c’è una frangia di lavoratori che non li vuole: «E’ una manifestazione pacifica, non vogliamo tensioni».

Torino, scontri tra riders e polizia


Dopo la prima carica leggera per bloccare i riders, alle 11.30 seconda carica, più pesante, della polizia in via Roma, all’altezza di via Cesare Battisti,  per contenere gli antagonisti. Mentre il sindaco e i sindacati parlano in piazza, poco distante No Tav e centri sociali alzano la tensione e tentano di sfondare il cordone della polizia per raggiungere il palco istituzionale. Le forze dell’ordine partono con una carica di alleggerimento per far indietreggiare i manifestanti . Dal corteo antagonista si leva a più riprese il grido: «Vergogna! Via via la polizia».

La polizia crea un cordone e blocca i manifestanti all’altezza del civico 11, tenendoli lontani da piazza San Carlo.

Torino, tensioni tra polizia e manifestanti


Alle 12, nuova tenzione con l’area antagonista e No Tav , che vogliono raggiungere il palco in piazza San Carlo. La polizia usa di nuovo i manganelli per respingere un gruppo di manifestanti che insegue  alcuni poliziottisotto i portici di via Roma dopo che il cordone di protezione è stato tolto. Contro le forze dell’ordine alcuni antagonisti lanciano uova di vernice.

Alle 12.10, Angelo D’Orsi, storico, intellettuale  ed ex candidato a sindaco indipendente per  «Sinistra in Comune«, sale su un palco improvvisato in via Roma e inizia il contro comizio. Chiede lo sciopero generale contro la guerra. Poi passa la parola a Gastone Cottino, 97 anni, partigiano e docente di diritto commerciale: «Teniamo durop. Combattiamo. Qui vogliono mettere in discussione principi costituzionali. Il Primo Maggio è di tutti, ma a quasi cento anni mi ribello. Noi siamo contro la guerra e per la pace».

 

Corteo Primo Maggio a Torino, chi c’è in piazza

«Vogliamo vivere bene», un messaggio diretto e semplice quello che una ragazza sui 18 anni ha scritto sul suo cartello e che riassume i nodi del lavoro oggi: salari bassi, disoccupazione femminile e difficoltà di trovare un’occupazione per i giovani.

Tanti gli striscioni sulla guerra  (con scritte in italiano, inglese e ucraino) con  bandiere giallo blu dell’Ucraina, che si alternano agli slogan  sul caro vita.

Il corteo del 1 maggio a Torino organizzato da Cgil Cisl e Uil è aperto dalla banda musicale della Città seguita dallo striscione dell’Anpi torinese. Lo striscione dei sindacati, con i colori arcobaleno, recita «Al lavoro per la pace«.

In strada i lavoratori, ma anche tante famiglie e molti anziani. Sfila anche un carro con maschere di cartapesta con Draghi che inneggia alle spese militari.

 

Primo Maggio a Torino per ripartire dal nodo dei salari, sul palco Nosiglia e Lo Russo

di

Diego Longhin



 

Alla sfilata partecipa anche il sindaco, Stefano Lo Russo, che fra poco sul palco allestito in piazza San Carlo prenderà la parola. E’ dal 2016 che un primo cittadino del capoluogo piemontese non interviene pubblicamente alla festa dei lavoratori.

Alla sfilata, tra gli altri, partecipa una nutrita rappresentanza di sindaci della Città metropolitana insieme a vari rappresentanti delle istituzioni.

A rappresentare la Regione Piemonte l’assessore alle Attività produttive, Andrea Tronzano. Il presidente Alberto Cirio è, infatti, a Vinovo dove il Comune insieme all’Anmil, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro, ha organizzato una celebrazione al monumento dei Caduti sul lavoro a dimostrazione dell’attenzione che la Regione pone al tema della sicurezza sui posti di lavoro.

Torino, il corteo del Primo maggio, studenti e No Tav bloccati in piazza


Torino, il sindaco:  «Siamo la capitale del Lavoro»

«Torino  è una delle capitali del lavoro del nostro Paese. Crediamo che sia fondamentale essere oggi qui, in questa giornata di festa, dopo due anni di pandemia». Così il sindaco Lo Russo, in testa al corteo del Primo Maggio che torna a sfilare per le vie del capoluogo piemontese. «Su come il governo sta immaginando di sostenere l’industria – aggiunge – è un dibattito aperto. Quello dei salari è uno dei temi centrali nella discussione sulle politiche del lavoro. Alla fine credo si arriverà a una sintesi positiva, nel rispetto dei ruoli di ciascuno».

(ansa)

Il messaggio di monsignor Nosiglia ai lavoratori

«Sono quì con voi per rivolgere il mio saluto insieme alla Chiesa torinese ai molti lavoratori e oggi in particolare a quelli che nel nostro territorio rischiano il posto di lavoro perché con l’apporto solidale di tutti si possa affrontare la prova e le difficoltà in cui si trovano diverse aziende. Mi auguro che le varie componenti istituzionali e sociali che si stanno occupando del problema possano trovare quegli accordi necessari a garantire la continuità di un lavoro assicurato e permanente». Anche il vescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia manda un messaggio ai lavoratori.

«La disoccupazione totale o parziale è una piaga sociale che va combattuta sempre e comunque senza mai arrendersi all’ineluttabile. Il diritto al lavoro resta il punto centrale di ogni società, di ogni sviluppo ed esige dunque il massimo impegno da parte di tutti. Il diritto al lavoro porta con sé quello di condizioni dignitose ed umane del lavoro stesso, rispettoso di altri importanti diritti quali la famiglia, il tempo libero, il riposo. Purtroppo vorrei ricordare chi in questa piazza non c’è e non potrà mai più esserci, quelli che sono morti sul luogo di lavoro. In questi ultimi anni il loro numero è molto cresciuto e questo significa lutto e tragedia familiare ma significa anche che il lavoro esige sicurezza perché senza di essa non c’è lavoro ma solo incuria e sfruttamento. Molti altri non sono in questa piazza e sono soprattutto i tanti giovani che non trovano lavoro o non sono considerati lavoratori perché non hanno un contratto, una previdenza sociale o una assistenza sanitaria, o trovano un lavoro legato a una dimensione temporanea e quindi precaria. Penso anche al grande problema della disoccupazione femminile accentuata ancor di più dalla crisi pandemica. Occorre investire sul valore aggiunto delle donne nel mondo del lavoro e contrastare con forza qualsiasi ipotesi di alternative tra lavoro e famiglia, bensì armonizzando queste due importanti sfere. Conoscete anche voi meglio di me le situazioni complesse e anche dolorose in cui migliaia di persone svantaggiate nel nostro Paese affrontano il lavoro in condizioni precarie e prive di tutela».

Cisl: «A Torino c’è voglia di riscatto»

«Nel Primo Maggio di Torino c’è tanta voglia di riscatto e di rilancio – dice Domenico Lo Bianco (Cisl Torino-Canavese) –  Dobbiamo costruire le condizioni per dare una prospettiva di crescita al nostro territorio partendo dai punti di forza che abbiamo e utilizzando al meglio i soldi del Pnrr. Al centro di questo Primo Maggio ci sono i temi della pace, della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, della difesa e dell’aumento delle retribuzioni per contrastare il carovita e il caro energia. Diciamo anche no al lavoro povero, al lavoro precario e al lavoro senza diritti».

Antagonisti e studenti: «No alla guerra»

In corteo sfilano anche centri sociali, antagonisti e studenti. Sono, come da tradizione, in fondo al corteo, e dicono «No alla guerra», attaccano il presidente del Consiglio Mario Draghi e il Pd, «definito il partito della guerra».

«Questa è una giornata di lotta: lotta per il lavoro e contro le ingiustizie, No alla guerra. No alla violenza»» dice lo speaker. «Silenziare le voci di chi si oppone alla guerra, al riarmo, alla distruzione di vita società: ecco come il Pd e la questura intendono la democrazia». Il riferimento è al cordone di agenti di polizia che, a prima mattina, si è schierato in piazza Vittorio per isolare studenti e antagonisti.

«Pd partito della guerra», «Pd vergogna» è scritto sugli striscioni. E ancora: «Criminale è chi arma la guerra», «L’università di Torino complice delle industrie di armi», «La guerra devasta i territori e ingrassa le tasche delle multinazionali del fossile», «Fuori l’Italia dalla Nato». Invettive anche contro il premier: «Si muore di lavoro, si muore sotto le travi, cosa ce ne frega se muore Mario Draghi».

Uno striscione, con Enrico Letta vestito con elmetto e giubbotto antiproiettile,  accusa il Pd di essere il Partito della guerra.


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