Pnrr sanità territoriale, così sarà la mappa delle 2.476 strutture

Nella Sanità ridisegnata dai fondi del Pnrr non ci saranno solo Asl e ospedali, ma anche 1.430 Case di comunità, 435 ospedali di comunità e 611 Centrali operative territoriali. Queste strutture costituiscono la spina dorsale delle nuove cure sul territorio, quelle che sono mancate durante le fasi più drammatiche della pandemia e per le quali sono previsti oltre 3 miliardi di investimenti da qui al 2026 con standard e requisiti minimi definiti dal corposo decreto di riforma, uno dei milestone europei previsti dal Pnrr entro giugno, pubblicato il 22 giugno in Gazzetta Ufficiale.

DOVE SORGERANNO LE NUOVE STRUTTURE

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Una mappa della nuova Sanità che sta prendendo corpo in queste settimane grazie ai Contratti istituzionali di sviluppo (Cis) che sono stati firmati a fine maggio dal ministro della Salute Roberto Speranza con ogni Governatore di Regione.

La nuova geografia sanitaria

Proprio andando a spulciare ogni singolo Cis si può finalmente disegnare questa nuova geografia sanitaria visto che nelle centinaia di pagine dei piani operativi regionali allegati a ogni contratto si scopre non solo l’ubicazione di ognuna delle 2476 strutture previste, ma anche il percorso e i tempi per realizzarle: i progetti dovranno infatti essere completati entro fine di quest’anno, poi entro il primo trimestre del 2023 dovranno essere bandite le gare per la loro costruzione in modo che le prime case o ospedali di comunità aprano i battenti già a inizio del 2024 e poi tutte quante entro i primi mesi del 2026.

Tempi più stretti per le centrali operative territoriali

Per le centrali operative territoriali, strutture non aperte ai pazienti ma fondamentali per la regìa delle cure al di fuori dell’ospedale, i tempi sono più stretti visto che dovranno essere tutte operative entro i primi tre mesi del 2024. Per le nuove mura non si partirà da zero, anzi gran parte delle nuove opere saranno frutto di ristrutturazione o riconversione di vecchi edifici: mille case di comunità e 346 ospedali di comunità si realizzeranno infatti attraverso il recupero di vecchie strutture.

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Le due strade per gestire le gare

Per gestire le gare saranno seguite due strade: Veneto Liguria Abruzzo Sicilia e Campania faranno bandi per conto loro (attraverso le Asl o gli enti regionali che si occupano di acquisti), il resto delle Regioni si affiderà invece ai bandi di Invitalia. Per provare a gestire colli di bottiglia ed evitare ritardi si utilizzeranno gli strumenti messi in pista dai contratti istituzionali di sviluppo e cioè piani operativi, cronoprogrammi, tavoli, nuclei tecnici. In particolare sarà importante il ruolo del «Tavolo istituzionale» del Cis, un organismo di concertazione che si riunirà ogni sei mesi o quando necessario dove siedono i ministri della Salute e dell’Economia (o i loro delegati) e i governatori (o i loro delegati) per valutare l’andamento dei progetti e procedere in caso si presentino ostacoli. Ci sarà in ogni caso sempre la possibilità prevista sempre dal Cis per il ministro della Salute di far scattare i poteri sostitutivi in caso di ritardi e inadempienze.


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